Omelia per la Messa di P. Francesco Carratino

“Sono sulla panchina di una ipotetica stazione e sto aspettando il treno che mi porterà là dove c’è aurora e non c’è tramonto”.

Prendo dal diario-testamento di P. Francesco questa espressione che lui amava molto e citava insieme alla richiesta agli eventuali ospiti di dire una preghiera alla notizia del suo “passaggio terreno”.

Ma il treno, aggiungevamo amabilmente noi non arrivava mai….. e così poco più di un mese fa avevamo preparato con i suoi parenti una festa a sorpresa per i suoi 94 anni con le fave (basan-ne) e il salame due cibi che amava molto.

Invece la sorpresa ce l’ha riservata lui cadendo accidentalmente in camera la sera del 7 maggio per poi avviarsi a concludere il suo laborioso cammino di religioso e sacerdote l’altra mattina.

Il ricordo dei suoi genitori, dell’amata sorella e di suo fratello Adriano si era fatto più intenso nell’ultimo periodo come del resto la gioia della ordinazione sacerdotale di mattina presto a Susa e poi il trasferimento su un treno sgangherato lo stesso giorno per la prima messa qui da noi… correva l’anno 1947.

Insieme ad alcune barzellette che amava ripetere in comunità era un po’ la sintesi della sua vita ancora piena di interessi e di vivacità nell’uso del telefonino, del computer, dei vari mezzi di comunicazione che usava in maniera impeccabile.

Il suo medico curante amico e confidente mi scriveva così ieri “P. Francesco ha superato questa dicotomia. Noi pensiamo che i frati siano detiti solo alle cose trascendenti, i laici invece alle cose materiali. Ti posso assicurare che raramente ho visto un uomo come P. Francesco convinto di avere un al di là ma nello stesso tempo cosciente della vita terrena e capace di apprezzarne gli aspetti piacevoli.”

Ribadisco la positività di questa intuizione e accanto alla sua voglia di vivere vorrei sottolineare alcuni aspetti della sua personalità.

P. Francesco rimane la memoria storica della ex Provincia Ligure Piemontese, dei suoi frati, dei suoi conventi. La sua lucida memoria era una garanzia di situazioni e conoscenze oggettive. Ogni mese quando arrivava la bella abitudine leggendo il necrologio dei frati defunti aveva per tutti e per ciascuno un ricordo, un particolare, un episodio che amava ricordare.

Gran Balù per eccellenza andava ai campi scouts anche oltre gli ottant’anni, orgoglioso della sua divisa, ha formato generazioni di ragazzi, ormai affermati professionisti che venivano spesso a trovarlo.

Era l’uomo del rosario e della devozione a P. Kolbe. La cappella dell’Immacolata e il ricordo della messa celebrata lì da P. Kolbe erano per lui motivo e luogo di gioia e di riconoscenza.

Confessore sempre presente era apprezzato per la sua capacità di consiglio.

Era l’uomo del grazie: quando negli ultimi anni gli preparavamo il cibo nel piatto per ovviare a una difficoltà accentuata di deambulazione il suo grazie arrivava immediato e ripetuto.

 

Trascrivo cinque piccole espressioni tratte da alcune note trovate nei suoi incartamenti:

–         Genova 18 settembre 2010: “La mia vita è stata certamente sempre guidata dalla «misericordia di Dio» senza questa chissà dove sarei. Mi affido a questa misericordia e chiedo la grazia della perseveranza finale. Poi incontrerò la giustizia di Dio che spero sia benevola. Se ho offeso qualcuno chiedo perdono come chiedo perdono se ho potuto dare qualche scandalo. Ho sempre perdonato le offese che posso aver ricevuto e ancora perdono. Chiedo perdono per ogni mancanza commessa in particolare come frate e come sacerdote. «In te domine speravi non confundar in aeternum»”.

–         Genova 13 maggio 2011: “Ho letto e mi sono piaciute queste parole scritte dal Beato Giovanni Paolo II che voglio far mie (mi scusi il beato) penso spesso a quel giorno di visione che sarà pieno di stupore per la semplicità che tiene in pugno il mondo e in cui esso dura intatto fin qui e oltre e allora il semplice imperativo diviene crescente nostalgia di quel giorno che ogni cosa avvolgerà nella sua semplicità sconfinata e in un soffio amoroso.

–         Genova 26 giugno 2012: “Il 9 maggio ho compiuto 90 anni. Ancora una volta metto tutta la mia vita nelle mani della misericordia di Dio. Chiedo scusa a Papa Benedetto XVI se faccio mie queste sue parole: «Di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita non so che cosa mi aspetta. Però so che la luce di Dio c’è che Egli è risorto che la sua luce è più forte di ogni oscurità e questo mi aiuta a procedere con sicurezza negli eventi della vita»”.

–         Genova 26 aprile 2013: “Mi avvicino ai 91 anni riprendo le parole già scritte e le faccio mie mi affido ancora alla misericordia di Dio, voglio presentarmi al giudizio misericordioso di Dio in modo che, purificato nel purgatorio possa entrare nella gloria eterna. Mi affido alla carissima Madre Maria, a San Giuseppe, al mio angelo custode. Prego in suffragio delle anime sante del purgatorio.”

–         Genova 14 maggio 2014: “Il 9 maggio ho compiuto 92 anni. Il Cardinal Cè già patriarca di Venezia alla domanda come viveva i suoi 88  anni rispondeva «Li vivo con stupore e serenità» Anch’io voglio rispondere che i 92 anni li vivo con stupore e serenità affidandomi alla misericordia di Dio. Sono rimasto solo io della famiglia perché il 7 marzo è morto mio fratello Adriano. Mi affido ancora alla misericordia di Dio che certamente mi ha seguito fin dalla nascita e che mi attenderà nell’ultimo respiro. Credo che l’angelo custode non voglia abbandonarmi”.

–         Genova 9 maggio 2015: “Ho compiuto 93 anni. Ringrazio Dio. Mi affido alla sua infinita misericordia nella quale sono immerso fin dal grembo materno. Sono passati alla vita eterna papà, mamma, sorella e fratello e ora io spero che il Padre mi concederà la grazia della perseveranza finale”.

 

Concludo con una preghiera del Curato d’Ars che mi ricorda le ultime compiete recitate con lui nell’ultimo mese della sua esistenza.

–         Atto di amore

Ti amo mio Dio e il mio desiderio è di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.

Ti amo Signore e l’unica grazia che ti chiedo è di amarti eternamente

Mio Dio fammi la grazia di morire amandoti e sapendo che ti amo.

 

Sono sicuro che il Signore lo ha ascoltato.